domenica 30 luglio 2017

Quijote (dal web)


32 anni dopo Brazil (1985)....
sembrano il DON e SANCHO!!!!
due vecchietti dopo 17 anni hanno finito le riprese di: The Man Who Killed Don Quixote 
che uscirà nel 2018


(dal web)

Il Quijote anela l’assoluto e porta dentro di sé l’abisso che da quello lo separa..... arriva alla formulazione di una nuova possibilità di lettura del mondo che lo circonda: un mondo in cui i giganti convivono con i mulini a vento e le prostitute con le virtuose damigelle.


Cervantes, mediante il meccanismo attivato dalla parodia, separa ideale e realtà e mostra con terribile evidenza la loro più profonda incomunicabilità. Poi colloca in questo mondo di inconciliabili contrari un eroe, ineluttabilmente votato allo scacco, che lotta disperatamente per ricomporre il quadro sgretolato, per adattare il dover essere dell'ideale all'essere effettivo della realtà, per annullare questa infelice non corrispondenza. Fino a quando non prende coscienza della sua fragilità e della sua incompiutezza.

In realtà la morte ha tutto il sapore di una rinascita. L’irriducibilità tra Alonso Quijano e don Quijote viene finalmente risolta da Alonso Quijano el Bueno, che stringendo con una mano l’ideale e con l’altra la realtà, accetta le sue contraddizioni e quelle di un mondo dove follia e lucidità spesso si trovano a convivere.

‘Ciò che sembra’, ‘ciò che potrebbe essere’ si rivela in realtà ciò che effettivamente è.

Il disinganno si delinea infatti come momento epifanico del nuovo personaggio, colto in tutta la sua debolezza psicologica e in una condizione emotiva che contraddice l’immagine di un eroe vincente.

il Quijote metta in atto un meccanismo di rovesciamento parodico che pone in discussione l’integrità del personaggio-eroe di stampo classico-epico e conduca alla formulazione di un nuovo statuto di eroe, mediante categorie letterarie di estrema attualità (realtà-apparenza, verità-finzione, storia-poesia, e via dicendo) è un ambito di indagine di notevole interesse. La prospettiva è perciò non tanto di studiare la parodia come rovesciamento di un canone letterario, vale a dire la parodia come fine (demitizzazione della fiction cavalleresca e dei romanzi di finzione in generale che contraddicono il principio del verosimile), ma di studiarla in rapporto a un orizzonte più lontano, come mezzo di attivazione di una realtà letteraria e narrativa rivoluzionarie.
¿Quién duda sino que en los venideros tiempos, cuando salga a luz la verdadera historia de mis famosos hechos, que el sabio que lo escribiere no ponga, cuando llegue a contar esta mi primera salida tan de mañana, desta manera?: “Apenas había el rubicondo Apolo tendido por la faz de la hancha y espaciosa tierra las doradas hebras de su hermosos cabellos, y apenas los pequeños y pintados pajarillos con sus harpadas lenguas habían saludadao con dulce y meliflua armonia la venida de la rosada Aurora, que, dejando la blanda cama del celoso marido, por las puertas y balcones del manchego horizonte a los mortales se mostraba, cuando el famoso caballero don Quijote de la Mancha, dejando las ociosas plumas, subió sobre su famoso caballo Rocinante, y comenzó a caminar por el antiguo y conocido campo de Montiel”

il protagonista impazzisce e la rete uniforme della realtà si smaglia, si sdoppia, o addirittura si moltiplica

La sua pazzia sarà allora la lente deformante che imprime alla realtà una solennità che non le è propria. La prima trasformazione parodica che don Quijote produce sulla realtà è attivata, come ogni creatore - e come il creatore per eccellenza -, attraverso la parola. Nominare la realtà significa creare la realtà e appropriarsene definitivamente.
La mediocre realtà, però, anche solennemente ribattezzata, resta pur sempre la mediocre realtà. L'universo solenne di don Quijote, da lui stesso accuratamente forgiato, è pronto per entrare in scena. Da questo momento sfileranno parallele, davanti agli occhi del lettore, una realtà effettiva - entità invariata dall'inizio alla fine del libro in cui il protagonista ha vissuto fino alla sua intossicazione letteraria - e una realtà apparente, trasformata e contaminata dall'evidenza soggettiva di don Quijote. I due mondi funzionano completamente indipendenti l'uno dall'altro, ognuno con le proprie leggi, i propri equilibri e i propri rapporti di causa-effetto. E naturalmente, solo in virtù della loro più totale incomunicabilità. Per questo, ogni volta che le due realtà entrano in contatto assistiamo agli equivoci più grotteschi ed esilaranti. E nel momento in cui l'effetto allucinatorio si estingue mettendo il protagonista di fronte alla realtà effettiva, il disincanto - in cui evidenza oggettiva e soggettiva collimano perfettamente -, dura a volte un brevissimo istante: don Quijote, infatti, finisce per costruire una nuova realtà apparente con cui tornare a contaminare il mondo esterno, dando vita a un fenomeno di doppia trasfigurazione.

este maligno que me persigue, envidioso de la gloria que yo había de alcanzar con esta batalla, ha vuelto los escuadrones de enemigos en manadas de ovejas.
Si no, haz una cosa, Sancho, por mi vida, porque te desengañes y veas ser verdad lo que te digo: sube en tu asno y síguelos bonitamente y verás como, en alejándose de aquí algún poco, se vuelven en su ser primero y, dejando de ser carneros, son hombres hechos y derechos, como yo te pinté primero.

È come se il protagonista volesse sottrarsi con lucida violenza all’evidenza delle cose per rifugiarsi nuovamente nel mondo allucinato della realtà apparente.
La magia, l’incantesimo esistono solo nel meraviglioso universo creato dal protagonista e per questo funzionano essi stessi come parodia della dimensione magica presente nei libri di cavalleria, come rovescio inverosimile e meraviglioso della realtà effettiva.

Nella stessa misura in cui, al protagonista, gli uomini incappucciati che vengono salmodiando in processione sembrano “satanases del infierno”, don Quijote che si scaglia contro di loro, appare un “diablo del inferno”

Gli incantatori della seconda parte non sono più entità sfuggenti, fantasmi della mente del protagonista, ma personaggi della realtà effettiva che si organizzano contro don Quijote architettando un teatro di illusioni e di inganni: il duca e la duchessa con cui don Quijote, paradossalmente, diventa vittima della sua stessa fama; il Baccelliere Sansón Carrasco che si finge cavaliere errante per combattere a duello una volta per tutte don Quijote; Sancho stesso, allo stesso tempo vittima, nell’episodio dell’isola Barataria, e persecutore, nell’invenzione dell’incantesimo che ha trasformato Dulcinea in una rozza contadina.

“Siendo pues loco como lo es, y de locura que las más veces toma unas cosas por otras, y juzga lo blanco por negro y lo negro por blanco, como se pareció cuando dijo que los molinos de vientos eran gigantes, y las mulas de los religiosos dromedarios, y las manadas de carneros ejércitos de enemigos, y otras muchas cosas de este tono, no será muy difícil hacerle creer que una labradora, la primera que me topare por aquí, es la señora Dulcinea; y cuando él no lo crea juraré yo, y si él jurare, tornaré yo a jurar […]”[15]

Tornato da don Quijote, finge di aver trovato Dulcinea e fa credere al suo padrone che la ragazza si stia recando da lui con altre due donzelle. La realtà effettiva entra in scena con le tre donne, a cui si equipara, per poco, la visione di don Quijote che, non appena viste le tre contadine, inizia a smentire Sancho, proprio nella maniera in cui Sancho tante volte aveva smentito don Quijote. Lo scudiero allora inizia la sua teatralizzazione, fingendo una realtà che non esiste:

— yo no veo, Sancho — dijo don Quijote —, sino a tres labradoras sobre tres borricos.
— ¡Agora me libre Dios del diablo! —respondió Sancho — Y ¿es posible que tres hacaneas, o como se llaman, blancas como el ampo de la nieve, le parezcan a vuesa merced borricos? ¡Vive el Señor, que me pele estas barbas si tal fuese verdad!
— Pues yo te digo, Sancho amigo — dijo don Quijote — que es tan verdad que son borricos, o borricas, como yo soy don Quijote y tú Sancho Panza; a lo menos, a mí tales me parecen.
— Calle señor — dijo Sancho — no diga tal palabra, sino despabile esos ojos, y venga a hacer reverencia a la señora de sus pensamientos, que ya llega cerca.
Y diciendo esto, se adelantó a recibir a las tres aldeanas […], e hincando ambas rodillas en el suelo, dijo:
— Reina y princesa y duquesa de la hermosura, vuestra altivez y grandeza sea servida de recibir en su gracia y buen talante el cautivo caballero vuestro, que allí está hecho piedra mármol, todo turbado y sin pulsos de verse ante vuestra magnífica presencia […]
A esta sazón ya se había puesto don Quijote de hinojos junto a Sancho, y miraba con ojos desencajados y vista turbada a la que Sancho llamaba reina y señora, y como no descubría en ella sino una moza aldeana, y no de muy buen rostro, porque era carirredonda y chata, estaba suspenso y admirado, sin osar desplegar los labios. Las labradoras estaban asimismo atónitas, viendo aquellos dos hombres tan diferentes hincados de rodillas, que no dejaban pasar adelante a su compañera.

 Sancho trasfigura la realtà in chiave cavalleresca (Dulcinea è vittima di un incantesimo) ben cosciente di essere il creatore di una realtà fittizia; la duchessa, a sua volta, ripropone a Sancho la medesima realtà fittizia come realtà effettiva, creando una finzione sulla finzione senza dover ricorrere al cambiamento sostanziale dei suoi elementi (Dulcinea è veramente vittima di un incantesimo). 

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