domenica 26 marzo 2017

Chisciotte libro vivente e l'Idiota di Dostoevskij (dal web)

il cavaliere dalla triste figura.... (così mi chiamava la mia nonnina Jolanda)



“Chisciotte vuole essere fedele al libro che è divenuto, lui stesso è il proprio libro, è in carne ed ossa” e cerca nella sua vita di conservare la somiglianza tra la scrittura e la realtà. Tutto il medioevo ha ribadito che le parole e le cose sono speculari l’una all’altra, sono uno specchio, nelle parole di un testo sacro come la Bibbia, il medioevo cerca il rispecchiamento della realtà o viceversa. Chisciotte rimane fedele a questo ideale, Focault lo descrive come un pazzo in quanto continua ad essere in un mondo che non lo sopporta più, non sopporta più questo legame profondo di somiglianza tra le parole e le cose, tra la scrittura e la realtà, e continua "ad essere l’uomo delle somiglianze selvagge”.

Focault dice che il pazzo è questo ma è anche il poeta, colui che al di sotto delle differenze nominate e quotidianamente previste della vita di tutti i giorni ritrova le parentele sepolte delle cose, le loro similitudini disperse.

è la letteratura come follia, una follia necessaria. 

in questo libro, che è un libro-mondo, un libro-universo, il reale in realtà non ha spazio. Chisciotte non esce mai dai libri, dal libro in cui vive, è una biblioteca vivente, questa biblioteca coincide ancora perfettamente per lui con tutto il mondo e questo offre senso al mondo, carica di segni la realtà, in quanto la realtà è già stata caricata dalla letteratura di segni. Lui deposita nella sua memoria infinita, che è memoria di letteratura, tutto ciò che i libri hanno raccontato.


se i personaggi di una finzione possono leggere il libro in cui essi esistono, allora anche noi possiamo essere finti, fittizi, essere noi stessi personaggi di un grande libro, quel grande libro che è la storia nella quale noi stessi siamo iscritti

riflettere sulla realtà del mondo in mutamento, sulla realtà della modernità che trasforma alla radice i rapporti sociali, politici, culturali tra le persone, tra le classi e anche tra le idee delle persone e le parole che queste idee rappresentano. In questo senso dunque è un libro che genera altri libri: così fu per L’idiota di Dostoevskij, uno dei suoi grandi libri, quando ideò il personaggio del principe Myškin pensò a Chisciotte e scrisse nei suoi appunti che il principe doveva camminare come Chisciotte, avere quell’andatura traballante nel mondo. L’idiota è ancora il folle, è ancora il folle che non riesce a venire a patti con le proprie idee e la propria interiorità, con il proprio esteriore, la letteratura e la vita.

Don Chisciotte è l’inganno della letteratura, è l’autoinganno della letteratura. Il poeta è colui che in realtà trova la misura delle cose nel essere somiglianti alle idee che ci facciamo su di esse, ma non perfettamente coincidenti, va sempre in cerca di uno scarto sottile tra ciò che è e ciò che vorremmo che fosse, ciò che è e ciò che crediamo sia, quindi trova le similitudini disperse tra le cose, quelle che gli occhi quotidiani non vedono: questa è la grande virtù del poeta Chisciotte, dell’avventuroso folle che ci fa saggi con la sua follia,

Penso che non ci sia nulla di più necessario della letteratura, cioè di Chisciotte, la sua necessità sta proprio nel fatto che non serve proprio a nulla, cioè che non è al servizio di nulla.

la letteratura è questo: una necessaria finzione che non deve portarci fuori dal reale, deve aprire nel reale uno spazio che non è al servizio di nulla, che non serve, e per questo è necessario



 Sancho crede in questa isola, ma è proprio questo credere profondamente e aspettare l’isola e cercarla e combattere a fianco del suo eroe che fa di Sancho un piccolo don Chisciotte, un Chisciotte in potenza. Sancho crede nell’isola combatte per l’isola e quando vede Chisciotte che crede morto, disteso nel letto, incomincia a piangere disperato. Ciò che conta non è l’isola, che non c’è appunto, ma è questo cercarla, questo continuare a sognarla, a immaginarla, a farla esistere nella realtà, in quanto idealità della realtà, desiderio di cambiarla.

Chisciotte si tiene i denti che gli stanno cadendo, Sancho imita quel gesto per diventare qualcosa che non potrà mai essere. 
Chisciotte tiene i denti come avrebbe fatto un umile realista quale è Sancho, Sancho al contrario crede con questo gesto di diventare un cavaliere filosofico, ma sta in realtà sbagliando, in questo piccolo errore entrambi sono lo stesso Cervantes.

http://www.letteratura.rai.it/articoli/bologna-linganno-della-letteratura/1416/default.aspx



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