domenica 17 luglio 2016

Il cane

L'estate era piena di luci e ombre e più la luce era forte nel cielo, più le ombre frescheggiavano sulla terra ritagliando i contorni delle cose. 
Il cane stava abbaiando sicuramente a loro due, ma non voleva spaventarli e nemmeno richiamare la mandria di mucche; il suo abbaiare diceva:
"Venite, presto, che qui c'è il bosco, qui c'è la magia!"

La magia c'era davvero in mezzo agli alberi, uno diverso dall'altro. 
C'era nelle piante che non sapevano nominare, nel torrente che correva insieme al sentiero, nelle rocce silenziose che nascondevano gnomi e serpenti.

Ton fece un ritratto al cane marrone perché si era stampato nella piccola mente. Era un loro amico selvaggio che li precedeva e li chiamava lungo il fiume gelato, sì, perchè cos'è un amico se non qualcuno che ti riconosce sulla strada e ti saluta solo per il fatto che ci sei anche tu? 

Era la nonnina a tenerli per mezza estate e che li invitava sempre a disegnare la vita, come il mazzo di fiori freschi a centrotavola, la casa che dormiva dentro il celeste, il paese abbarbicato e il gigante-montagna che osservava tutto dal suo cappuccio di ghiaccio.

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