giovedì 10 dicembre 2015

Homo ludens, Huizinga

Il gioco è sempre fatto in seria libertà, ritmo, precise regole, spazio-tempo definito, tensione verso la riuscita, fortuna, abilità.

I dadi tirati sul tavoliere sono gli dei-pianeti che rotolano nei cieli nello scenario teatrale delle costellazioni zoomorfe!
"la luna nacque dal suo spirito, il sole dal suo occhio; dalla sua bocca sorsero Indra e Agni, il vento dal suo fiato; dall'ombelico lo spazio aereo, dalla testa il cielo, dai piedi la terra, dall'orecchio gli orizzonti; così essi gli dèi fecero i mondi" . 


dell'immateriale o dell'inanimato è l'essenza di ogni mito e di quasi ogni ispirazione poetica. In verità tuttavia, il processo espressivo non si svolge nell'ordine suggerito da queste parole. Infatti non è che le cose non vengano concepite prima come immateriali o inanimate, e quella concezione venga espressa in seguito come cosa viva. La figurazione come essere vivente è invece il primo modo espressivo della cosa percepita. 
Tale figurazione si attua non appena diventa valido il bisogno di comunicare la cosa percepita . La concezione nasce come figurazione . Abbiamo ora il diritto di chiamare un gioco dello spirito questa tendenza innata e assolutamente indispensabile dello spirito stesso a crearsi un mondo ideato di esseri viventi? Alle personificazioni più elementari appartengono indubbiamente le speculazioni mitiche sull'origine del mondo e delle cose, nelle quali quel fatto viene raffigurato come l'utilizzazione delle membra di un gigante cosmico da parte di certe divinità creatrici . 

 Il mondo stesso è pensato come una partita di dadi che Siva gioca con la moglie. Le stagioni rtu, sono ideate come sei uomini che giocano con dadi d'oro e d'argento. 
Anche la mitologia germanica conosce un gioco sul tavoliere per gli dèi. Dopo che il mondo fu ordinato, gli dèi si riunirono per una partita di dadi, e quando, dopo la sua fine, il mondo rinasce, gli Asi ringiovaniti ritroveranno i tavolieri d'oro posseduti una volta 

la cultura sorge in forma ludica, la cultura è dapprima giocata. Anche quelle attività che sono indirizzate alla soddisfazione dei bisogni vitali, come per esempio la caccia, nella società arcaica assumono di preferenza la forma ludica. Nei giochi e con i giochi la vita sociale si riveste di forme sopra biologiche che le conferiscono maggior valore.
Quando il gioco origina bellezza, implicito è il suo valore per la cultura. Ma tale valore estetico non è assolutamente indispensabile al processo della cultura. possono essere benissimo anche valori fisici, intellettuali, morali o spirituali a elevare il gioco sino a cultura
...egli ha vinto qualcosa di più del gioco in sé: ha vinto stima, ha ottenuto onore. E tale stima e onore vanno sempre immediatamente a vantaggio di tutto il gruppo del vincitore. Ecco qui nuovamente una proprietà importantissima del gioco: il successo riportato è in massima misura comunicabile dall'individuo al gruppo. 

In quasi tutte le forme più sviluppate del gioco si possono riscontrare gli elementi della ripresa, del ritornello, del cambio di turno. Notevole più ancora della sua limitazione nel tempo, è la sua limitazione nello spazio. Ogni gioco si muove entro il suo ambito, il quale, sia materialmente, sia nel pensiero, di proposito o spontaneamente, è delimitato in anticipo.
Sono dei mondi provvisori entro il mondo ordinario, destinati a compiere un'azione conchiusa in sé.
Il gioco crea un ordine, è ordine. Realizza nel mondo imperfetto e nella vita confusa una perfezione temporanea, limitata. L'ordine imposto dal gioco è assoluto. La minima deviazione da esso rovina il gioco, gli toglie il suo carattere e lo svalorizza.
il gioco un'azione libera: conscia di non essere presa "sul serio" e situata al di fuori della vita consueta, che nondimeno può impossessarsi totalmente del giocatore; azione a cui in sé non è congiunto un interesse materiale, da cui non proviene vantaggio, che si compie entro un tempo e uno spazio definiti di proposito, che si svolge con ordine secondo date regole, e suscita rapporti sociali che facilmente si circondano di mistero o accentuano mediante travestimento la loro diversità dal mondo solito .
il gioco può "rappresentare" una lotta per qualche cosa, è una gara tra chi meglio rappresenti qualche cosa .
. La società primitiva gioca, come gioca il bambino, come giocano gli animali. Quel gioco è sin dall'inizio pieno degli elementi propri del gioco: ordine, tensione, movimento, solennità, fervore.
E' innegabile che anche per l'adulto colto la maschera abbia qualche cosa di misterioso. Il vedere un mascherato, anche come pura percezione estetica a cui non sono collegate nozioni religiose definite, ci conduce subito fuori della "vita ordinaria", in un mondo diverso da quello del chiaro giorno. Nella sfera cioè del primitivo, del bambino e del poeta, nella sfera cioè del gioco...

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