venerdì 27 febbraio 2015

Tobia Lolness

intervista a De Fombelle (dal web)

Nasce da un sogno che mi frullava in testa sin da bambino. Quando si osserva la sagoma verde di un albero in primavera, sembra un pianeta, un microcosmo. Da piccolo mi sdraiavo sui rami e sognavo il “piccolo popolo” che lo abitava. Crescendo, ho conservato nel mio cuore questo mondo segreto. Ho immaginato Tobia travolto dalle sue avventure. Un ometto che non ha né superpoteri, né magici talenti, ma che trova la sua forza nell’intelligenza, nell’immaginazione, nella volontà e nella speranza.

L’albero ha la bellezza del nostro mondo ma ne possiede anche la fragilità. Nel romanzo il padre di Tobia ha scoperto che l’albero è vivo e nessuno vuole crederci. Volevo parlare di un mondo fragile.

Leggevo molto. Tutto quello che trovavo nella biblioteca di famiglia. Il piccolo principe, I tre moschettieri, Il conte di Monte Cristo, Cyrano de Bergerac. Ma anche testi scientifici di biologia o libri di cucina.

L’illustratore François Place ha compreso perfettamente l’idea che avevo in testa. È uno dei più grandi illustratori francesi ma si è messo al servizio di un esordiente. Come se non bastasse con le sue immagini ha creato dettagli che arricchiscono la storia, aiutando il lettore a entrare in questo mondo minuscolo. Credo che a un certo punto ci si dimentichi che si sta parlando di un albero: ci si trova semplicemente nella realtà.

Durante la mia infanzia ho trascorso molto tempo a contatto con la natura e l’ecologia è, per me, qualcosa di concreto. Non volevo però generare panico parlando dei pericoli che incombono sul pianeta. In Francia, tuttavia, il tema dell’ecologia è sempre più presente: la mentalità delle persone sta cambiando, ma c’è ancora molto da fare.

Una frase di Calvino nel Barone rampante dice: “Arruolerò un esercito negli alberi, e ricondurrò alla ragione la terra e i suoi abitanti”. Riassume perfettamente la lotta di Tobia a favore della natura.

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