lunedì 12 gennaio 2015

Jodorowsky - Tre storie magiche

1.

Io sapevo che con un gesto delle mie mani potevo aprire una porta nel cielo. Sapevo di poter estrarre dalla montagna il suo cuore di cristallo. Mi bastava spiccare un salto con la mente per entrare nella testa di un’aquila e planare sulla valle per una giornata intera. Ero in grado di comprendere i testi sacri che si infiltravano nel mormorio delle foglie. A me le mosche non potevano nascondere di essere regine cadute da un altro mondo. Nel mio corpo bambino abitava una Maga.
“Che cosa ci fai dentro di me? Perché non te ne vai a vivere in un tronco cavo?” le chiedevo.
“Me ne sto qui perché mi piace il suono vellutato del tuo cuore. Non ti preoccupare, sono come un’orsa che dorme d’inverno,” rispondeva lei.
“Ti sbagli, Maga mia: in questo paese vicino al deserto non piove da tre secoli. Qui non è mai inverno.”
“Le orse dormono d’inverno; quanto a me, è il calore che mi intorpidisce. Lasciami dormire. Svegliami solo se sei in pericolo.”
Sentirmi in pericolo? E perché, se avevo l’assoluta certezza che non sarei mai morto? Tutti gli esseri viventi, vale a dire tutto ciò che esiste, acqua e rocce comprese, erano miei alleati. Invisibili filamenti d’oro ci univano. L’universo intero faceva parte del mio corpo, e il mio piccolo paese si estendeva agli otto angoli del cosmo. Seduti nelle loro barche, vicino alla spiaggia, i pescatori mi salutavano sollevando un remo. Seduti nelle loro tombe, al cimitero, i defunti mi salutavano sollevando una corona. Proprio così: io sapevo già tutto, potevo già tutto. Avevo sei anni....

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